Un tuffo nel passato
La Macina in pietra In un'epoca quale la nostra, caratterizzata dalle innovazioni tecnologiche più avanzate, dagli strumenti più sofisticati desta una certa curiosità il ritorna al passato che non è lontano cronologicamente ma, che nella velocità con cui il tempo si consuma, sembra segnare un tempo indefinito. Eppure, un medico, il dottor Gaetano Mormina ama fare un tuffo nel passato e, frugando tra i sua i ricordi di costruttore di macine in gioventù, ci accompagna a ritrosa nel tempo e ci consente un recupero della nostra identità di uomini del Sud; e per la città di Scicli, questo passato brilla di un mestiere che è nella sua autenticità lo specchio della città: la tradizione mulinaria e in particolar modo. dei mulini ad acqua. (Il progetto n°1445/90 del Gulliver ha censita 1500 mulini nel territorio provinciale e l'articola dell'archeologia industriale negli Iblei conclude dicendo che "tutte le macine erano. in pietra di Scicli"). E questo recupero di una dimensione del passato non è solo un fotto di memoria ma diventa recupera di una identità che potrebbe sembrare perduta ma è dentro ognuno di noi e costituisce la nostra essenza più vera. Il dott. Mormina con il suo amore per la pietra, che l'ha portato a costruire l'antica macina da mulino, ha riscoperto i sentieri del passato, invitandoci a ripercorrerli per scoprire in essi l'autenticità di un modo di vivere povero e faticoso ma pieno di tanta dignità e forza che, nell'avvicendarsi delle stagioni con il freddo intenso a il caldo afoso, scandiva assieme al piccone e allo scalpello, il passare del tempo, che portava con sé sogni ed ambizioni. Chissà quante volte questi uomini stanchi ed affaticati, avranno guardato il cielo e le stelle, nutrendo le speranze di una vita migliore per i figli ed è anche un gesto d'amore e di affetto quello di un figlio, che vuole affidare il ricordo del padre ad una pietra, e precisamente ad una macina di mulina ad acqua, la più grande mai costruita, composta da dieci pietre attorno ad un collo centrale e strette da due cerchi di ferro. Ed il suo non è solo un gesto di affetto, è anche un monito per chi passa per la via "Mormina Penna", affinché non dimentichi le sue radici. Il passante frettoloso sia giovane sia meno giovane non potrà fare a meno di guardare questa macina di pietra, fatta di dieci spicchi, che si fa illuminare dai raggi del sole all'angolo di una via, che porta al centro della città, dove pulsa il suo cuore e in questo cuore c'è un pezzetto di ciò che è stato ma non va dimenticato. Nella macina che ha realizzato il dottor Mormina c'è non solo la sua fatica ma la fatica dei nostri padri e un grazie di cuore va a questo figlio della nostra terra, che ha valuto ricordarci chi siamo.

Professoressa
Giovanna Di Raimondo.
(Dibattito)

Realizzazione: Maurizio Pisana

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